Grzegorz Szubert

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Invernaggio dello yacht, parte 3/4: a terra, passo dopo passo

01 November 2026
Yacht a vela in rimessaggio a terra, sostenuto da puntelli su un piazzale innevato vicino a uno specchio d'acqua ghiacciato.

 

Nella parte 1 abbiamo visto come scegliere dove far passare l'inverno alla barca e come preparare motore, generatore e lavaggio. Nella parte 2 abbiamo affrontato l'invernaggio in acqua in un marina del Mediterraneo: batterie, alimentazione da banchina, generatore, aria condizionata e impianto idrico. Se però la scelta è caduta sulla terra — nel Nord Europa e nelle zone con inverni rigidi è ancora la soluzione standard, e anche da noi è frequente quando servono lavori sotto la linea di galleggiamento — la lista delle cose da fare è un po' diversa: operazioni da fare una volta sola, ma con precisione, perché un errore durante l'alaggio o l'invasatura è difficile da correggere a metà inverno.

 

Alaggio

 

La barca arriva a terra con il travel lift, con un carrello idraulico o con la gru: il metodo dipende dalle attrezzature del cantiere. In ogni caso vale una regola: conviene essere presenti di persona, soprattutto se lo scafo ha una forma particolare (chiglia profonda, skeg, doppio timone). Il personale del cantiere risponde dei mezzi, ma è l'armatore a conoscere meglio i punti deboli della propria barca.

 

Una buona abitudine è segnare in modo permanente i punti di sollevamento sullo scafo prima della stagione (per esempio con un piccolo segno sotto la linea di galleggiamento): facilita il lavoro della squadra e riduce il rischio che le cinghie finiscano in un punto non previsto.

 

Invasatura dello scafo

 

È la fase che decide la sicurezza della barca per tutto l'inverno, e una di quelle in cui i dettagli tecnici contano davvero.

 

Tre sistemi comuni

  • Cunei e puntelli in legno: il metodo tradizionale, ancora diffuso.

  • Puntelli telescopici a treppiede con tiranti a catena: oggi la soluzione più usata nei grandi piazzali.

  • Invaso sotto chiglia (in tedesco «Kielerbock»): telaio in acciaio con appoggi snodati posizionato sotto la chiglia, usato spesso per barche zavorrate a pescaggio profondo.

 

Una regola di sicurezza di cui si parla poco

La regola chiave per la stabilità degli appoggi è questa: la risultante delle forze che agiscono sulla barca deve cadere a terra all'interno dell'impronta della base dell'appoggio. In pratica significa che le basi rettangolari sono preferibili a quelle triangolari: queste ultime, pur sembrando solide, offrono un margine di sicurezza minore sotto un carico laterale (per esempio una forte raffica di vento).

 

Fatto interessante. Gli skipper più esperti distinguono due cose che a un profano possono sembrare dettagli. Primo: la barca va messa su invaso o puntelli, non lasciata per tutta la stagione sul carrello di trasporto: la pressione prolungata e concentrata del carrello può deformare in modo permanente lo scafo, cosa che non si vede subito ma emerge, per esempio, alla successiva pitturazione della carena. Secondo: nel sollevare una barca zavorrata è meglio sospenderla sotto la zavorra (la chiglia) e non solo sotto lo scafo: la struttura lavora così a compressione con il peso della zavorra, invece di tirare il fasciame nei punti delle cinghie. Una piccola differenza di tecnica, con un grande effetto sullo stato dello scafo negli anni.

 

Posizionamento e copertura

 

La barca va sistemata con la prua leggermente sollevata, così la pioggia (e dove c'è, la neve) scorre via dalla coperta invece di ristagnare vicino al pozzetto. Controlliamo anche che sia in piano lateralmente sugli appoggi.

 

Per la copertura la soluzione migliore è un telo traspirante teso su una leggera struttura (sostegni ogni 2 metri circa), lasciando aperture di ventilazione a prua e a poppa: l'aria deve poter circolare, altrimenti sotto il telo si accumula umidità.

 

Un'alternativa è lo shrink-wrap, la copertura termoretraibile che aderisce perfettamente alla forma della barca. È molto stagna ed esteticamente pulita, ma ha due difetti da tenere presenti: il costo (si usa una volta sola) e il rischio: nei piazzali affollati dei grandi cantieri le grandi quantità di questo materiale vengono talvolta indicate dagli assicuratori come un fattore che aumenta il rischio d'incendio dell'intero piazzale, non solo della singola barca.

 

Fatto interessante. Diverse fonti indipendenti, polacche e italiane, mettono in guardia dallo stesso errore, sorprendentemente frequente: coprire la barca con un normale telo di plastica da cantiere edile invece di un telo traspirante. Sembra un'alternativa più economica e veloce, ma chiude l'umidità sotto la copertura e garantisce quasi sempre la muffa all'interno in primavera. È l'errore tipico di chi fa l'invernaggio da solo per la prima volta, senza il consiglio del cantiere.

 

Vele e attrezzatura

 

L'invernaggio a terra è di solito anche il momento in cui si disalbera (anche se non sempre: alcune barche passano l'inverno con l'albero a posto anche a terra). Se l'albero viene tolto:

  • togliamo le vele, le sciacquiamo con acqua dolce e le conserviamo in un luogo asciutto e caldo; l'autunno è anche il momento giusto per una revisione in veleria, spesso con uno sconto di stagione,

  • sartie e stralli vanno controllati non solo dalla coperta, ma mandando qualcuno in testa d'albero: solo da vicino si vede lo stato di terminali, pressature e angoli di lavoro dei cavi,

  • smontiamo le manovre correnti sostituendole con un messaggero (una cima sottile di richiamo) e laviamo le cime a casa, lontano da sale e raggi UV.

 

Fatto interessante. Per le pulegge d'albero bloccate e difficili da far girare (per esempio sull'avvolgifiocco) i velisti esperti consigliano un rimedio casalingo insolito ma efficace: versarci sopra acqua calda dal bollitore, invece di usare il solito spray WD-40. Il calore dilata il meccanismo e scioglie i depositi secchi in modo più efficace, senza lasciare una pellicola oleosa a cui poi si attaccano polvere e sabbia.

 

Impianto idrico e sanitari

 

A terra, senza riscaldamento, ogni goccia d'acqua rimasta nell'impianto è una possibile rottura alla prima vera gelata. La procedura:

  • Serbatoio dell'acqua potabile: svuotamento completo e risciacquo; un po' di succo di limone o una piccola dose di Milton evitano l'odore di stantio al primo riempimento in primavera.

  • Boiler: va svuotato completamente oppure, se la costruzione lo permette, riempito con antigelo nella concentrazione indicata dal produttore.

  • WC e serbatoio delle acque nere: risciacquo accurato e liquido protettivo per le pompe (la procedura cambia a seconda del tipo: manuale, elettrico tipo Jabsco, LectraSan ecc.; conviene sempre controllare il manuale del modello).

  • Doccetta di poppa e altri circuiti separati: facili da dimenticare perché funzionano in modo indipendente dall'impianto principale; vanno svuotati a parte.

Un'alternativa al classico antigelo rosa è soffiare tutto l'impianto con aria compressa: un metodo apprezzato perché non lascia sapore chimico al primo utilizzo in primavera. Richiede però attenzione: nei tratti di tubo rigido è facile che resti una «sacca» in cui l'acqua rimane intrappolata nonostante il soffiaggio, ed è proprio lì che più spesso il tubo si rompe.

 

Interni: ventilazione, umidità, roditori

 

Ventilazione

Apriamo tutti gli stipetti, i gavoni e i paglioli, solleviamo i materassi in modo che l'aria arrivi da entrambi i lati, lasciamo socchiuse le porte delle cabine. L'obiettivo è uno solo: non lasciare nessuno spazio chiuso in cui l'umidità possa accumularsi senza circolazione d'aria.

 

Frigorifero e cibo

Il frigorifero va pulito e lasciato aperto: chiuso, anche se vuoto, può fare la muffa in una settimana. Togliamo dalla barca tutto il cibo, non solo dal frigo: briciole e scorte negli stipetti sono la prima attrazione per i roditori.

 

Deumidificazione

Un deumidificatore elettrico (se c'è la corrente) oppure sali o gel di silice in contenitori aperti in diversi punti della cabina: un'alternativa più economica e senza manutenzione, ma meno efficace con volumi interni grandi.

 

Protezione da roditori e muffa

Conviene chiudere temporaneamente tutte le aperture passanti (passascafi, prese d'aria): per esempio una paglietta metallica infilata nel foro blocca l'accesso senza interventi permanenti. Sacchetti profumati sistemati nei gavoni scoraggiano ulteriormente i piccoli animali.

 

Fatto interessante. Tra i metodi non ufficiali, ma ricorrenti nei racconti dei velisti, per disinfettare l'impianto dell'acqua potabile ce n'è uno sorprendente: sciacquarlo con una piccola quantità di alcol economico (rum o vodka) al posto del classico antigelo rosa. L'argomento: ha un effetto battericida e non lascia un sapore marcato come il glicole. Va detto chiaramente: è una pratica «popolare», passata di bocca in bocca, e non una raccomandazione ufficiale di alcun produttore di impianti o prodotti per la loro manutenzione. Chi la usa lo fa sotto la propria responsabilità.

 

Documentazione e aspetti formali

 

Prima di lasciare la barca per tutto l'inverno conviene fare una serie di foto (scafo, coperta e interni) come documentazione dello stato in caso di danni o di contestazioni con l'assicurazione.

 

Se la barca passa l'inverno su un terreno privato (e non in un cantiere o in un marina), conviene verificare le regole locali: in alcuni paesi e comuni il rimessaggio su un terreno privato è soggetto a norme urbanistiche o regolamenti comunali. Buona pratica è avere una polizza assicurativa aggiornata e, se il terreno non è dell'armatore, un contratto scritto di custodia. Sono formalità facili da dimenticare nella fretta degli ultimi preparativi, ma risparmiano molti nervi in caso di contestazioni con un vicino o con il comune.

 

Prossima puntata

 

Abbiamo già visto la preparazione comune a tutte le soluzioni (parte 1), l'invernaggio in acqua in un marina del Mediterraneo dal punto di vista degli impianti di bordo (parte 2) e ora il rimessaggio a terra. Nella quarta e ultima parte della serie guarderemo alle regioni in cui l'invernaggio in acqua non è un'eccezione ma lo standard (Croazia, Spagna e Italia), questa volta dal punto di vista della sosta in sé: vento, sole, dry marina e pacchetti di servizio dei marina.

 

Tutta la serie: invernaggio dello yacht

 

Foto di David Todd McCarty su Unsplash

 

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