Nella parte 2 di questa serie abbiamo parlato dell'invernaggio in acqua dal punto di vista degli impianti di bordo: batterie, alimentazione da banchina, generatore, aria condizionata e acqua. Nella parte 3, del rimessaggio a terra, che nel Nord Europa è lo standard perché i pericoli principali sono gelo, ghiaccio e neve. Nel Sud Europa (in Croazia, Spagna e Italia, dove assistiamo gli impianti elettrici di molte barche) la situazione è diversa. Lì l'invernaggio in acqua è la norma, non l'eccezione, e nei marina della costa gelo e ghiaccio praticamente non si vedono. Questo non significa che l'invernaggio si possa saltare: semplicemente i rischi sono altri, e bisogna prepararsi in un altro modo.
Diversi fattori fanno sì che la maggior parte degli armatori in Adriatico, sulla costa spagnola o in Sardegna lasci la barca in marina per l'inverno invece di tirarla a terra:
Clima: in un tipico marina dell'Adriatico o del Tirreno la temperatura scende raramente sotto zero per periodi lunghi, quindi il rischio che l'acqua geli negli impianti è molto più basso che al nord.
Infrastrutture: i grandi marina hanno posti barca invernali ben organizzati e pacchetti di servizio pensati proprio per questo tipo di invernaggio (ne parliamo più sotto).
Stagione dei charter: molte barche tornano in servizio presto in primavera, e lasciarle in acqua accorcia la preparazione alla prima uscita.
Costo: la sosta in acqua è spesso più economica del trasporto nel piazzale e del rimessaggio stagionale, soprattutto per le barche più grandi.
Questo però non significa che una barca nel Sud Europa non abbia bisogno di invernaggio: cambia solo la gerarchia dei rischi.
Al nord la classica lista «cosa preparare per l'inverno» comincia dalla protezione dal gelo. Nel Sud Europa l'ordine è un altro:
Il vero pericolo della sosta invernale nel Mediterraneo è il forte vento regionale, non la temperatura: maestrale (Francia, Sardegna), bora (Adriatico) e tramontana (Sardegna, Spagna) possono soffiare forte per molte ore, mettendo alla prova cime, parabordi e coperture molto più di una tipica burrasca invernale del nord. Per questo prima dell'inverno conviene raddoppiare gli ormeggi, proteggere le cime dallo sfregamento su passacavi e bitte, aggiungere parabordi e togliere o fissare bene tutto ciò che lavora al vento: vele, bimini, sprayhood.
Invece di preoccuparsi di un blocco motore spaccato dal gelo, chi lascia la barca per esempio in un marina croato dovrebbe concentrarsi su altri due fattori: l'umidità (che favorisce la muffa se la ventilazione è insufficiente) e i raggi UV, che con il clima mite e il sole frequente per tutto l'inverno degradano teli, guarnizioni e parti in gomma molto più in fretta che in un clima freddo.
Una barca ferma in acqua di mare per mesi, con la corrente di banchina sempre collegata in un marina affollato, è più esposta alla corrosione galvanica (correnti vaganti tra barche collegate alla stessa rete) che al ghiaccio. Ne abbiamo parlato in dettaglio nella parte 2; qui solo un promemoria: un buon impianto di messa a terra, un isolatore galvanico funzionante e anodi in buono stato sono la base, non un optional.
Un'alternativa sempre più diffusa, soprattutto in Croazia, sono i dry marina: le barche sono conservate a terra su apposite scaffalature e messe in acqua «su richiesta» in pochi minuti, con i mezzi di sollevamento del marina. Questa soluzione unisce i vantaggi dei due mondi: l'opera viva non resta in acqua tutto l'inverno (meno incrostazioni, controlli più facili) e allo stesso tempo non serve il classico rimessaggio di mesi nel piazzale sotto il telo. Vale la pena verificare se un marina della zona scelta offre questa opzione: può essere un buon compromesso di prezzo tra la sosta in acqua e il rimessaggio completo a terra. Riguarda soprattutto le barche a motore più piccole.
I grandi marina dell'Adriatico offrono pacchetti a pagamento per l'assistenza invernale alle barche che restano in acqua, ed è utile servirsene, soprattutto se l'armatore non vive nella zona e non può venire di persona ai controlli regolari.
Un pacchetto tipico comprende:
avviamento periodico del motore e del generatore: mantiene la lubrificazione e limita gli effetti dell'umidità su un motore fermo,
controllo delle batterie: ricarica e verifica dello stato, spesso con prezzi separati per la batteria di avviamento e per quelle dei servizi,
ispezione della sentina: per scoprire per tempo un'eventuale infiltrazione prima che diventi un problema serio,
apertura e chiusura periodica delle valvole a scafo: perché non si blocchino durante il lungo fermo.
Fatto interessante. Nelle offerte di alcuni marina croati il controllo delle batterie si paga per singola batteria, non per barca: una tariffa mensile per ogni batteria controllata e ricaricata in marina e un'altra (un po' più alta) per il controllo fatto direttamente a bordo invece che in officina. È un buon esempio di quanto convenga leggere bene il contenuto e il listino del pacchetto prima di firmare: le differenze di prezzo possono essere notevoli a seconda di quante batterie ha la barca e di dove vengono ricaricate.
Il pacchetto conviene ordinarlo in anticipo (alcuni marina accettano gli ordini già dall'inizio della stagione, anche senza fissare la data esatta) e concordare chiaramente la frequenza delle visite: «una volta al mese» in pratica può voler dire cose molto diverse da un cantiere all'altro.
Anche con un pacchetto di servizio, una parte della preparazione resta a carico dell'armatore, esattamente le stesse operazioni descritte nella parte 1 di questa serie:
preparazione del motore ed eventualmente del generatore (olio, filtro, carburante, fogging),
lavaggio di scafo e coperta prima di «chiudere» la barca per l'inverno,
messa in sicurezza dell'elettronica di bordo e delle dotazioni di valore: nei marina più turistici il rischio di furti in bassa stagione è un problema reale, indipendentemente dal clima,
verifica della polizza assicurativa per la sosta in acqua nel paese scelto (i requisiti possono cambiare da paese a paese, e alcune polizze differenziano la copertura a seconda della zona del Mediterraneo).
Con questa parte chiudiamo la serie in quattro puntate sull'invernaggio dello yacht. Riassumendo:
La parte 1 ha dato le basi comuni: come scegliere dove far passare l'inverno alla barca e come preparare motore, generatore e lavaggio, ovunque la barca resti.
La parte 2 ha affrontato l'invernaggio in acqua in un marina del Mediterraneo dal punto di vista degli impianti: batterie, corrente di banchina e corrosione galvanica, generatore, aria condizionata, dissalatore e acqua.
La parte 3 ha descritto passo dopo passo il rimessaggio a terra: dall'alaggio all'invasatura, fino all'impianto idrico e agli interni.
La parte 4 ha mostrato che nel Sud Europa l'invernaggio in acqua non è un compromesso ma uno standard collaudato, che però richiede priorità diverse da quelle dei marina del nord.
Qualunque sia la zona e la soluzione scelta, un principio unisce tutte e quattro le parti della serie: l'invernaggio non è un'operazione unica, ma un processo, dalla decisione in autunno, al controllo regolare durante l'inverno, fino alla verifica accurata prima della prima uscita in primavera.
Parte 4: Sud Europa, l'acqua come standard
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